
Davide Bernasconi nasce a Monza l'11 maggio 1965; all'età di 4 anni si trasferisce a Mezzegra sul lago di Como. Inizia con le prime esperienze musicali nei Potage, gruppo di ispirazione punk. Dopo le prime esperienze da solista forma una band, i De Sfroos, e comincia ad elaborare i primi testi in lombardo occidentale o insubre, che sfoceranno nella pubblicazione di Ciulandàri! e Viif. Sarà proprio l'uso originale della variante comasca del lombardo nei testi delle sue canzoni a portarlo da subito verso il successo. Il cantautore comasco ha avuto successo in tutta Italia con i suoi brani, in rigoroso dialetto laghée, divenendo il simbolo di Como in tutta la penisola, persino in Sardegna ed in Calabria, nonché nel Canton Ticino, in Svizzera.
I De Sfroos si confermeranno definitivamente con la pubblicazione di Manicomi, contenente alcune famosissime canzoni come La curiera. Nel 1996 i De Sfroos si sciolgono.
Nel 1997 viene pubblicato il primo libro di Bernasconi: Perdonato dalle lucertole e si ripresenta sulla scena musicale capitanando la Van de Sfroos Band. L'anno successivo esce Brèva e Tivàn (in lingua locale, nomi di due venti che soffiano sul lago di Como), un'opera che porterà la critica ad interessarsi di lui; nel 1999 gli viene infatti assegnato il Premio Tenco come migliore artista emergente. Contemporaneamente viene pubblicato Per una poma, mini cd in cui riscrive in modo tutto particolare e scanzonato la storia di Caino e Abele, di Noè e di Adamo ed Eva.
Nel 2000 Bernasconi dà alle stampe il secondo libro, Capitan Slaff, opera che sarà poi anche rappresentata con successo in teatro. Due anni dopo la critica riconferma il suo giudizio positivo assegnandogli la Targa Tenco 2002 per il miglior album in lingua locale. Nel 2001 esce il nuovo album di inediti E semm partii che vince la Targa Tenco per il miglior disco in dialetto e arriva a vendere più di 50.000 copie. Nel 2002 viene pubblicato Laiv, un doppio album registrato, come dice il titolo, dal vivo e contenente 4 inediti. Nel 2003 vede la luce Le parole sognate dai pesci, edito da Bompiani. L'ultima fatica letteraria di Davide è del 2005, sempre edita da Bompiani Il mio nome è Herbert Fanucci.
Nel 2005 registra e pubblica un nuovo album in studio, Akuaduulza. All'uscita di questo disco seguono molti concerti dai quali Davide Van De Sfroos trae il materiale contenuto nel DVD Ventanas, uscito nel 2006.
L'8 febbraio 2008 è infine uscito il suo ultimo album registrato in studio, intitolato Pica! L'album si è attestato al 4° posto dei dischi più venduti in Italia nella settimana di uscita[1], rimanendo in classifica per 14 settimane. Il disco riscuote un enorme successo commerciale e di critica. Il 19 aprile successivo ha tenuto un concerto "evento" al Forum di Assago (Milano) per promuovere il nuovo lavoro, registrando il tutto esaurito. Ad inizio concerto ha indossato la felpa ufficiale di un gruppo di sostenitori dell'Avellino Calcio recante la scritta "LUPI", mandando in delirio la rappresentativa irpina presente[2]. Con Pica! Davide vince la sua seconda Targa Tenco come miglior disco in dialetto[3].
Nel calcio è conosciuto il tifo di Van de Sfroos per il Como Calcio, ed è forse questa fede che lo ha portato ad essere la bandiera del lariani in Serie A, partecipando diverse volte alla trasmissione di Rai Due Quelli che il calcio. Nel 2007, in occasione del centenario di fondazione del Como Calcio , ha partecipato a diversi eventi promossi dai supporter lariani.
È apprezzato moltissimo anche nel Canton Ticino per i concerti tenuti in occasione delle sue tournée primaverili ed estive. [wikipedia]
Venerdì 18 dicembre 2009 - Concerto di Natale 2009 (fuori abbonamento)
Martedì 5 gennaio 2010 - I ponti di Madison Country
Mercoledì 17 Febbraio 2010 - Un giardino di aranci fatti in casa
Giovedì 18 marzo 2010 - Romeo e Giulietta
Venerdì 16 aprile 2010 - Baciami Caterina
Venerdì 7 maggio 2010 - All that musical (fuori abbonamento)
La Compagnia teatrale Impara l'arte di Monza ha il piacere di invitarvi allo spettacolo Johnny Cash, una vita sul filo

Teatro-canzone di Bruno Montrasio
Venerdì 12 novembre 2009 - Ore 20:45
Lo spettacolo è inserito nel programma di saluti a don Daniele Caspani, in partenza per il Brasile
Lo spettacolo alterna parti recitate dal narratore, supportate da video, e canzoni suonate dal vivo, in un avvincente ed emozionante cammino nella vita del grande musicista americano. L’infanzia - povera ma ricca di umanità - il lavoro nei campi, la tragica perdita del fratello, la scoperta della musica, la carriera musicale, la caduta nell’inferno degli stupefacenti, la rinascita, l’amore di June e gli ultimi giorni, la fede cristiana, sono alcuni dei temi trattati nello spettacolo, sottolineati dalle straordinarie canzoni del repertorio dell’Uomo in nero.

Il Dottor Parnassus, millenario personaggio immortale vecchio, viaggia per il mondo alla guida del suo straordinario “Imaginarium”, sorta di fiera itinerante che offre ai suoi spettatori la possibilità di vivere esperienze fantastiche e che travalicano la normale realtà grazie ad uno specchio magico in suo possesso. Parnassus è anche in grado di guidare l’immaginazione del prossimo grazie ad un patto che ha stretto con Mr. Nick, alias il Diavolo in persona. Il problema è che Mr. Nick inizia a pretendere da Parnassus il compenso che gli era stato promesso, ovvero l’anima (e non solo) dell’affascinante figlia Valentina. Per evitare di perdere l’amata figlia Parnassus negozia un nuovo patto: Valentina sarà del primo tra i due in grado di sedurre cinque anime. Ad aiutare Parnassus nella sua opera sarà un nuovo arrivato dell’Imaginarium, Tony, che dovrà affrontare viaggi attraverso mondi paralleli pur di salvare la bella Valentina.
Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il Diavolo

Maria aspetta una bambina, non è incinta più ma aspetta lo stesso. Aspetta che sua figlia nasca, o muoia. E se c'è una cosa che Maria non sa fare è aspettare. E' per questo che i tre mesi che deve affrontare, sola, nell'attesa che sua figlia Irene esca dall'incubatrice, la colgono impreparata. Abituata a fare affidamento esclusivamente sulle proprie forze e a decidere con piena autonomia della propria vita, Maria si costringe ad un'apnea passiva che esclude il mondo intero, si imprigiona nello spazio bianco dell'attesa. Ma questo sforzo di isolamento doloroso consuma anche l'ultimo filo di energia a disposizione: la bolla di solitudine in cui Maria si è rinchiusa è messa a dura prova e alla fine esplode. E' necessario che Maria salvi se stessa per riuscire a salvare la bambina. Non c'è che una soluzione: consentire al mondo di irrompere nella propria esistenza e concedersi il privilegio di ritornare a vivere. E così inventarsi la forza per accompagnare Irene alla nascita.
Lo spazio bianco

In una piccola isola immaginaria della Sicilia ottocentesca, durante lo sbarco dei Mille, la venticinquenne Angela cerca di sopravvivere allo scandalo della propria omosessualità, accettando di fingersi uomo. Rinchiusa in una grotta dal padre-padrone, dopo il suo rifiuto a sposare l'uomo scelto per lei, la donna viene salvata con uno stratagemma dalla madre, che convince il curato a cambiarle nome e sesso sulle carte dell'anagrafe. Angela diventa Angelo: coppola, sigaro in bocca, una famiglia benedetta dal Signore...
Viola di mare

Nel ventesimo anniversario del suo rivoluzionario capolavoro Roger & Me, Capitalism: A Love Story riporta Michael Moore ad affrontare il problema che è al centro di tutta la sua opera: l'impatto disastroso che il dominio delle corporation ha sulla vita quotidiana degli americani (e, quindi, anche del resto del mondo). Ma questa volta il colpevole è molto più grande della General Motors e la scena del crimine ben più ampia di Flint, Michigan. Dalla Middle America fino ad arrivare ai corridoi del potere a Washington e all'epicentro finanziario globale di Manhattan, Michael Moore porterà ancora una volta gli spettatori su una strada inesplorata. Con umorismo e indignazione, Capitalism: A Love Story di Michael Moore esplora una domanda tabù: qual è il prezzo che l'America paga per il suo amore verso il capitalismo? Anni fa, quell'amore sembrava assolutamente innocente. Tuttavia, oggi il sogno americano sembra sempre più un incubo, mentre le famiglie ne pagano il prezzo, vedendo andare in fumo i loro posti di lavoro, le case e i risparmi. Moore ci porta nelle abitazioni di persone comuni, le cui vite sono state stravolte, mentre cerca spiegazioni a Washington e altrove. Quello che scopre sono dei sintomi fin troppo familiari di un amore finito male: bugie, maltrattamenti, tradimenti... e 14.000 posti di lavoro persi ogni giorno. Capitalism: A Love Story rappresenta una summa delle precedenti opere di Moore, ma è anche uno sguardo su un futuro nel quale una speranza è possibile. E' il tentativo estremo di Michael Moore di rispondere alla domanda che si è posto in tutta la sua carriera di regista: chi siamo e perché ci comportiamo in questo modo?
Capitalism: a Love Story
Il film racconta la storia del mitico fuorilegge dell’epoca della Grande Depressione Economica Americana, John Dillinger, il carismatico rapinatore di banche reso dai suoi raid lampo l’obiettivo principale del migliore agente dell’FBI dei tempi di J. Edgar Hoover, Melvin Purvis, e divenuto una sorta di eroe popolare agli occhi degli americani di quel periodo. Nessuno poteva fermare Dillinger e la sua banda. Non esisteva prigione dalla quale non riuscisse ad evadere. Il suo carisma e le rocambolesche fughe dalle prigioni lo rendevano interessante agli occhi di tutti, da quelli della sua fidanzata Billie Frechette a quelli del pubblico Americano che non aveva simpatia per le banche responsabili di aver fatto precipitare il paese nella depressione. Ma mentre le avventure di Dillinger e della sua banda che nell’ultimo periodo comprendeva anche due individui sociopatici dal nome Baby Face Nelson e Alvin Karpis, intrigavano i più, Hoover si riproponeva di utilizzare la pubblicità che la cattura del criminale avrebbe potuto generare in suo favore per trasformare il suo “Bureau of Investigation” nel dipartimento di polizia nazionale che è adesso l’FBI. Fece pertanto di Dillinger il primo Nemico Pubblico Numero Uno degli Stati Uniti d’America, mettendogli alle calcagna Purvis, l’affascinante “Clark Gable dell’FBI’’.
Nemico Pubblico



La solita ricetta made Nora Ephron, Fuori Concorso. Guarnita da una Meryl Streep (come sempre) straordinaria, nei panni di Julia Child
Per sbloccarsi da una situazione di stallo, la trentenne Julie Powell (Amy Adams), aspirante scrittrice, decide di darsi una scadenza: nell'arco di un anno dovrà realizzare tutte le 524 ricette presenti su "Mastering the Art of French Cooking" di Julia Child e riportare su un blog appositamente creato ogni dettaglio della sua esperienza. Più di cinquant'anni prima, nel 1948, Julia Child (Meryl Streep) era semplicemente una donna americana che viveva a Parigi, al fianco del marito Paul (Stanley Tucci), diplomatico. La sua gioia di vivere, la voglia di dedicarsi a qualcosa con impegno e dedizione, la portarono nel giro di un decennio a trasformarsi nella "cuoca d'America", colei che permise "agli americani senza servitù" di assaporare il gusto della cucina francese.
Partendo da due romanzi (quello di Julie Powell, che dà il titolo al film, e quello della stessa Julia Child, "My life in France"), Nora Ephron costruisce l'intreccio ideale tra due donne che, pur non incontrandosi mai, segnarono a loro modo una piccola rivoluzione: da una parte, entrando anche nelle case dei telespettatori americani con i programmi di cucina (imperdibile lo sketch di Dan Aykroyd nel '70 al Saturday Night Live, in cui il comico faceva il verso alla Child finendo per svenire dissanguato dopo il taglio di una falange), dall'altra dando vita a quello che, nel 2002, ancora non era un fenomeno così diffuso quanto oggi, il blog su internet, strumento che fece balzare agli onori della cronaca la Powell, finita su tutti i giornali e poi autrice del romanzo sopra citato. Brillante e divertente nella prima parte, il film della Ephron (che i più ricorderanno per Insonnia d'amore e C'è posta per te) non riesce a mantenersi costante, succube - com'era del resto prevedibile - della straordinaria performance della solita Meryl Streep (fantastica nel non caricaturizzare oltre misura la Child, alta 1 metro e 85 e dalla voce acutissima...), tanto da non lasciare più, minuto dopo minuto (123 in tutto, decisamente troppi), alcun margine di interesse a quella che, di fatto, sarebbe dovuta essere la vicenda portante dell'intero racconto. Amy Adams, del resto, non è la Streep: e se alla fine ne esce solamente con qualche livido e nulla di più, lo si deve semplicemente al fatto che le due attrici, agendo su piani temporali differenti, non hanno mai dovuto condividere un'inquadratura. (Valerio Sammarc)
Julie e Julia